Aggiustaossa?

La figura tradizionale dell’aggiustaossa proviene dalla cultura popolare un po’ in tutto il mondo. In una società prevalentemente rurale esistevano persone dotate di intuizione e manualità tali da effettuare manovre manuali terapeutiche di varia natura su pazienti.

Questo senza aver ricevuto alcuna formazione specifica, ma spesso tramandandosi tale abilità tra le generazioni in famiglia, dando di fatto origine a manualità di medicina popolare tradizionale.

Detti anche conciaossa (o bonesetter in inglese) si trattava di praticanti che si potevano trovare a tutte le latitudini e la cui abilità non di rado proveniva da tempi addietro. Ad esempio, la medicina tradizionale cinese prevede anche tali tipi di manovre, in occidente fin dai tempi dell’antica Roma esistevano pratiche simili e pare fossero diffuse nel sud del continente americano e tra i nativi indigeni del nord.

Nel mondo attuale tale tradizione è quasi scomparsa e l’osteopata non è un aggiustaossa ma un professionista sanitario, che ha studiato per poter effettuare in tutta sicurezza le manipolazioni. Penso tuttavia sia bene sapere che le attuali terapie manuali hanno attinto fortemente a quel bagaglio tecnico. Osteopati, chiropratici e fisioterapisti devono alcune delle proprie competenze a quel passato. Un passato probabilmente oggi presente soltanto in alcune piccole realtà sociali, più isolate e meno sviluppate in diverse parti del mondo.

La scienza moderna ha dimostrato molto chiaramente come le manipolazioni non rimettano a posto ossa o articolazioni disallineate e che quindi non ci siano parti ossee “da aggiustare”, ma il loro effetto benefico sia invece di tipo neurofisiologico. Questo aspetto tuttavia interessa più il terapista o il ricercatore che il paziente, il quale è giusto che sia informato su quanto accade realmente, ma ha anche il diritto di usare le parole che preferisce per spiegarsi.
Un po’ come quando qualcuno mi parla del nervo “accavallato”: non esiste, non è possibile che accada ma l’uso di tale espressione serve alla persona per descrivere la propria sensazione, persino quando sa benissimo che utilizza un termine non corretto.

Ora, è chiaro che avere una formazione moderna, scientifica e strutturata per le terapie manuali sia indispensabile ai fini di approcciarsi correttamente al paziente. Non sempre gli aggiustaossa mettevano in pratica manovre adatte al contesto clinico. Uno dei motivi per i quali in tutto il mondo osteopatia e chiropratica vengono sempre più regolamentate e normate a livello legislativo, sta proprio nel voler inquadrarle corretamente in un contesto terapeutico moderno.

Quanto sopra mi spinge ad una breve riflessione. Il processo di riconoscimento sanitario della nostra professione mi pare abbia come conseguenza una reazione spontanea in alcuni colleghi che si sentono forse in qualche modo offesi quando, anche scherzosamente, qualcuno ci chiama “aggiustaossa”.

A me non disturba: ritengo anzi che un appellativo di retaggio popolare possa essermi utile per una buona accettazione da parte di alcuni pazienti, mantenendomi vicino al loro modo di pensare e alle loro esigenze. Non per questo mi sento sminuito o deriso da un termine.

Uno dei miei pazienti, scherzando mi chiama addirittura “stregone” e la cosa mi suscita simpatia, non mi offende. A me importa solo di sapere che sono adeguatamente formato, che mi aggiorno, che sono iscritto ad un’associazione di categoria, che agisco secondo criteri scientifici e che so anche quando fermarmi e non trattare. Che queste cose le sappiano anche i pazienti o meno, è un dato che mi interessa relativamente.

Con il riconoscimento legale e la diffusione della figura dell’osteopata eventuali modi inesatti di appellare la professione osteopatica sono convinto andranno scomparendo automaticamente, senza troppe polemiche.

Pertanto, se vuoi chiamarmi anche aggiustaossa fai pure: la cosa non altera il mio umore o il modo di trattare le tue problematiche fisiche.